Orecchio

La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta.
(Anonimo)

La chirurgia dell’orecchio ha lo scopo di rimuovere le infezioni dell’orecchio e di ripristinare eventuali lesioni che riguardano la membrana timpanica e gli ossicini. Altri dedicati al recupero della perdita uditiva riguardante il sistema di trasmissione del suono. 

  • Impianti cocleari
  • Miringoplastica
  • Timpanoplastica
  • Ossiculoplastica
  • Stapedectomia
  • Impianti osteointegrati
  • Drenaggio transtimpanico

Impianti cocleari

L’intervento chirurgico di “inserzione d’impianto cocleare” viene eseguito in anestesia generale ed ha una durata variabile di circa 2-3 ore. Durante tutto l’intervento viene eseguito il monitoraggio del nervo facciale. Un’incisione praticata a livello della cute retroauricolare consente di ricavare un piccolo alloggiamento all’interno della mastoide per posizionare l’impianto. Il tempo successivo consiste nell’apertura della coclea (cocleostomia) e nell’inserimento dell’array che viene poi fissato con del tessuto connettivo. In questa fase vengono effettuati opportuni tests che valutano la corretta collocazione e assenza d’interferenze tra gli elettrodi e il nervo facciale. La procedura finale consiste in un’attenta chiusura dei lembi. 

Quali sono i rischi dell’intervento?

I rischi, come documentato dalla letteratura internazionale, sono molto limitati e vengono abitualmente discussi con il chirurgo. La degenza è di uno o due giorni e la convalescenza di circa 2 settimane.

Come funziona l’impianto dopo l’intervento?

Circa un mese dopo l’intervento chirurgico l’impianto cocleare verrà attivato (messo in funzione). Durante l’attivazione avverrà il mappaggio che consiste nella programmazione individuale del processore, essa sarà effettuata da un tecnico o da un altro professionista. Nell’arco del primo anno, salvo particolari problemi, i mappaggi successivi saranno eseguiti a 3 mesi, a 6 mesi, a 9 mesi e a 12 mesi; i successivi controlli poi una volta all’anno nei bambini e una volta ogni due anni nei pazienti adulti stabili.

Otosclerosi

L’OTOSCLEROSI è una malattia limitata solo alla capsula ossea dell’orecchio (capsula otica) e non colpisce altre parti dell’organismo. Quando è presente sono di solito interessate entrambe le orecchie. Questa patologia causa la fissazione della STAFFA per una crescita microscopica anormale di osso nelle pareti dell’orecchio interno. Normalmente la staffa, il più piccolo osso del corpo umano (grande appena qualche mm.), vibra nella FINESTRA OVALE per condurre i suoni all’orecchio interno (fig. 1). Quando viene “fissata” dalla malattia all’osso circostante, le onde sonore non possono più raggiungere i liquidi dell’orecchio interno e l’udito diminuisce.

Caratteristiche dell''otosclerosi
  • Studi recenti hanno dimostrato che l’otosclerosi è una malattia a carattere ereditario di tipo recessivo multifattoriale. Ciò significa che tenderà a presentarsi irregolarmente in più membri della stessa famiglia. Genitori otosclerotici non avranno necessariamente figli ammalati.
  • La malattia ha inizio generalmente ad una età compresa tra i 10 ed i 20 anni ed ha un decorso imprevedibile, di solito lentissimo. Per questo motivo possono passare molti anni prima che la sordità si manifesti. In alcuni casi (otosclerosi giovanile) può avere invece rapido decorso peggiorativo
  • Le donne ne sono colpite in percentuale lievemente maggiore degli uomini. Nella donna la gravidanza, l’allattamento e l’uso della pillola antifecondativa possono peggiorare la malattia.
  • Non esistono allo stato attuale terapie mediche specifiche atte ad arrestare l’evoluzione della malattia ed evitare ulteriori danni all’udito. Le indicazioni chirurgiche sono date dalla presenza di un gap (differenza tra via ossea e via aerea) in media di 45 decibel alle frequenze di 250-500-1000-2000 Hz (vedere audiogramma n. 1 e 2).
  • Saltuariamente l’osso otosclerotico invade parti dell’orecchio interno (otosclerosi cocleare) e può danneggiare l’organo dell’udito con le sue strutture nervose, causando una sordità permanente ed inoperabile (vedere audiogramma n. 3)
  • Audiogramma n. 1 e n.2: esempi di ipoacusia tipica di otosclerosi stapediale. La diminuzione di udito è di tipo prevalentemente trasmissivo (gap tra via aerea e via ossea intorno ai 40-45 dB) e l’intervento chirurgico può consentire un recupero pressochè completo della perdita uditiva. Audiogramma n. 3 : esempio di ipoacusia nell’otosclerosi cocleare. La sordità di questo tipo è inoperabile (audiogramma n. 3)
  • Le controindicazioni ad eseguire un intervento di stapedectomia sono date dall’otosclerosi nell’unico orecchio udente, dalla presenza di una perforazione della membrana timpanica o da un’infezione in atto
  • La sordità otosclerotica si accompagna quasi sempre ad acufeni (rumori incessanti percepiti nell’orecchio, come fischi e ronzii). A volte possono esserci vertigini ed è stata descritta anche associazione tra otosclerosi e Sindrome di Ménière.
  • L’osso otosclerotico cresce progressivamente intorno alla staffa (otosclerosi stapediale), ne blocca i movimenti e causa una diminuzione di udito di tipo trasmissivo che può essere risolta con l’intervento.
Trattamento dell''Otosclerosi

Non vi sono fino ad oggi cure mediche che consentano un miglioramento della sordità otosclerotica . Benchè un apparecchio acustico possa inizialmente risolvere con successo la sordità, con il passare degli anni anche questo può divenire insufficiente. Per questo motivo gli interventi chirurgici di STAPEDOTOMIA O DI STAPEDECTOMIA si sono dimostrati i metodi più efficaci di trattamento dell’otosclerosi.

Terapia medica dell''Otosclerosi

Attualmente la terapia medica dell’otosclerosi si basa sulla somministrazione di Fluoro in forma ionica: fluoruro di sodio nome commerciale “ Otofluor “. Tale terapia non sostituisce, per efficacia funzionale, quella chirurgica ma può avere un effetto di stabilizzazione o rallentamento del processo otosclerotico che porta al blocco della staffa ed al peggioramento della funzione cocleare. La terapia medica difficilmente migliora il deficit uditivo e può non influire sull’evoluzione della malattia, pertanto è riservata ai pazienti che decidono di rinunciare all’intervento o a casi clinici particolari (otosclerosi nell’unico orecchio udente, compromissione della funzione cocleare, otosclerosi giovanile o a rapida evoluzione, controindicazioni anestesiologiche all’intervento).

Fig.1

Miringoplastica

E’ una tecnica chirurgica che consente il ripristino di perforazioni della membrana timpanica causate ad infezioni o traumi. La maggior parte delle infezioni dell’orecchio medio e delle sue strutture, guariscono completamente se adeguatamente trattate. Nei casi di otite ricorrenti, nei traumi diretti sulla membrana timpanica causati da una pressione eccessiva di aria o da oggetti che vengono introdotti nel condotto uditivo si possono provocare lesioni parziali o subtotali della membrana timpanica.

Anche se la catena degli ossicini è intatta una perforazione della membrana timpanica produce una sordità di trasmissione.

La miringoplastica ha un duplice scopo:

  • bonificare l’orecchio medio, impedendo una eventuale infezione dall’esterno
  • consentire il recupero della sordità di trasmissione

L’intervento di miringoplastica non ha praticamente controindicazioni legate all’età del paziente, alla sede o dimensione della perforazione e grazie a mani esperte le probabilità di successo dell’operazione sono vicine al 90%.

Materiali

Per la riparazione o ricostruzione della membrana timpanica, si utilizzano tessuti prelevati dal paziente: fascia del muscolo temporale e il pericondrio del trago, tessuto connettivo che avvolge la cartilagine del trago del condotto uditivo esterno.

Tecnica

Se la perforazione è piccola ed è localizzata nella parte posteriore della membrana timpanica, l’intervento può essere eseguito per via endoauricolare (attraverso il condotto acustico esterno e senza incisioni visibili salvo quella in corrispondenza del trago dove si può prelevare il tessuto per la ricostruzione). In tutti gli altri casi preferiamo la via retroauricolare che ha il vantaggio di consentire la visualizzazione di tutta la superficie timpanica, permette il prelievo della fascia temporale e consente maggior spazio per le manovre chirurgiche. L’incisione viene praticata a livello del solco retroauricolare dove lascerà una cicatrice praticamente invisibile.

Qualunque sia la via chirurgica, la perforazione deve essere rivitalizzata eliminando i tessuti cicatriziali. La fascia temporale o il pericondrio del trago, prelevati all’inizio dell’intervento e disidratati per renderli più facilmente modellabili, vengono inseriti al di sotto dei residui timpanici e sostenuti da un particolare materiale spugnoso a base di fibrina che si riassorbira’ nel giro di qualche settimana. I lembi cutanei eventualmente costituiti sono riposizionati ed Il condotto uditivo tamponato con lo stesso materiale che sarà lasciato in sede per 20-30 giorni. Nel caso di un’incisione retroauricolare viene applicato un bendaggio compressivo che dovrà essere tenuto per 24-48 allo scopo di evitare il formarsi di ematomi che potrebbero rallentare o interferire con una corretta cicatrizazione dei tessuti. Se invece l’intervento viene effettuato per via endoauricolare sarà sufficiente una medicazione a piatto che potrà essere rimossa dopo 24-48 ore.

 

Decorso postoperatorio

E’ previsto un giorno di degenza ed il paziente potrà tornare al lavoro entro 7-10 giorni dopo il I° controllo . Nel caso di lavori d’ufficio il paziente potrà riprendere le sue attività lavorative anche prima, dato che il decorso post-operatorio della miringoplastica non è di solito doloroso.

La guarigione completa ed il recupero dell’udito richiedono, nella maggior parte dei casi, alcune settimane. Il paziente non dovrà lavare i capelli per 10 giorni ed userà degli shampoo secchi, poi dovrà prestare attenzione ad evitare l’ingresso di acqua nell’orecchio per quattro settimane. Gli operati potranno viaggiare dopo l’intervento e riprendere le normali abitudini di vita compresi gli sport d’acqua nel giro di 3-4 mesi.

Complicazioni

Le complicazioni di un’intervento di miringoplastica sono molto rare. Una riperforazione immediata è possibile in una percentuale molto bassa di pazienti mentre a distanza di tempo solo nuovi episodi infettivi (otite acuta) possono provocare una nuova perforazione anche in sede diversa da quella originaria. Il recupero uditivo può non avvenire od essere incompleto perchè esiti cicatriziali interferiscono con il normale movimento degli ossicini o perché il neotimpano ha spessore eccessivo. Tra i rarissimi rischi di una miringoplastica deve essere segnalata anche la possibilità di una sordità neurosensoriale irreversibile causata da una otite acuta con interessamento delle cellule cocleari dell’orecchio interno.

Stapedotomia

La chirurgia della sordità da otosclerosi è nata moltissimi anni or sono. Anni fa’ la tecnica chirurgica di elezione era la STAPEDECTOMIA, intervento che comporta la rimozione dell’ossicino ammalato, la staffa, e la sua sostituzione con una protesi artificiale (Fig. 4).

Da alcuni anni, seguendo i più recenti sviluppi della tecnica chirurgica dell’otosclerosi, effettuiamo la STAPEDOTOMIA (Fig. 5) in cui la staffa, anziché rimossa, viene solo perforata. In anestesia locale o in anestesia generale la membrana timpanica viene sollevata e spostata in avanti. Può essere necessario rimuovere una piccola quantità d’osso del condotto uditivo esterno per esporre meglio la staffa. Si procede quindi alla misurazione della distanza tra incudine e finestra ovale, per poter scegliere la lunghezza della protesi più appropriata a ciascun caso. Con una microfresa o con altri strumenti microchirurgici si tagliano o si fratturano le braccia della staffa. In questa tecnica anziché rimuovere completamente la staffa, si pratica un foro che può avere un diametro di 0.5 o 0,6 mm nella sua base, la platina , utilizzando un microtrapano o perforatori manuali di diverso diametro. Si disarticola poi l’incudine dalla staffa e se ne elimina la sovrastruttura, fratturando l’arco posteriore. La protesi prescelta viene quindi posizionata. La protesi può essere sia di metallo che di teflon. L’anello metallico deve essere agganciato all’incudine,questa manovra non è necessaria per le protesi completamente in teflon il cui anello, dotato di memoria plastica, si stringe spontaneamente intorno al braccio dell’incudine.

Risultati

In genere circa il 95%. dei pazienti su 100 hanno la possibilità di ottenere un miglioramento dell’udito fino al livello al quale il loro orecchio interno è in grado di funzionare. Se il loro orecchio interno funziona normalmente allora viene ristabilito permanentemente un udito normale. Negli altri casi il recupero è solo parziale ma comunque soddisfacente. Nella piccolissima percentuale di casi di recupero non soddisfacente (meno del 4%) sarà comunque possibile effettuare un intervento di revisione con il quale si ottiene un’alta percentuale di successo. Una ulteriore perdita di udito può verificarsi in meno del 2% dei pazienti. Nell’1% tale perdita è molto grave e può causare sordità totale nell’orecchio operato.

Rischi e Complicazioni

Le operazioni di stapedectomia e di stapedotomia sono effettuate in anestesia locale utilizzando farmaci simili a quelli usati dal dentista per le anestesie della bocca. Oltre ai rischi comuni a qualsiasi tipo di intervento, il rischio maggiore, approssimativamente dell’1%, è quello di sviluppare nel periodo seguente l’operazione complicazioni infiammatorie che possono provocare danni irreversibili all’organo dell’udito ed a volte una sordità completa associata a vertigini. In questi casi le vertigini si risolveranno spontaneamente nel giro di qualche settimana. Per tale ragione viene operato un solo orecchio alla volta e si sceglie sempre per primo quello in cui l’udito è peggiore. Può succedere che durante l’intervento sia necessario esercitare trazioni o addirittura tagliare un piccolo nervo che attraversa l’orecchio medio, la corda del timpano, che può ostruire la visuale del chirurgo. Se ciò avviene possono residuarne difetti parziali del gusto che interessano i 2/3 anteriori della lingua dal lato operato. Tali disturbi sono transitori e si verificano in circa il 10% dei pazienti. Quando sono permanenti (circa 1% dei pazienti), vengono compensati nel tempo senza gravi disagi. Solo in rarissimi casi di intervento bilaterale, con danno ad entrambi i nervi possono residuare deficit parziali permanenti del gusto accompagnati da secchezza della bocca. Un’altra complicazione, rarissima nella nostra esperienza, è una paralisi del nervo facciale, transitoria e reversibile in poche ore o in alcuni giorni, per lo più dovuta all’effetto dei farmaci utilizzati per l’anestesia locale. Un ronzio o un acufene (rumore nell’orecchio) è spesso presente nei pazienti con una perdita uditiva, di conseguenza i pazienti affetti da otosclerosi molto spesso accusano questo sintomo già prima dell’intervento. Dopo l’intervento generalmente il rumore diminuisce ma in rari casi può peggiorare. Occasionalmente (meno del 3% dei casi) un paziente senza ronzio o acufeni può accusarli dopo l’intervento. L’intervento di stapedotomia produce risultati uditivi duraturi nel tempo. E’ molto raro osservare a distanza un peggioramento uditivo. Tale fenomeno può essere dovuto alla malattia che in alcuni casi porta ad un abbassamento della via ossea (per diminuita funzionalità dell’orecchio interno) oppure alla protesi che può spostarsi dalla posizione corretta. In quest’ultimo caso è possibile comunque un intervento di revisione con buonissime possibilità di successo. In alcuni casi particolari (interventi di revisione multipla o grave ipoacusia mista) i rischi di sordità permanente possono essere più alti di quanto riportato in precedenza. In questi casi sarà nostra cura discutere con il paziente i pro e contro dell’intervento, definendo per ogni singolo caso le percentuali di probabilità di successo, i rischi e le complicazioni.

Avvertenze Importanti
  • Dopo un intervento per otosclerosi non potranno più essere praticate attività sportive che comportino brusche variazioni di pressione atmosferica (immersioni subacquee, tuffi dal trampolino, paracadutismo, volo su aerei non pressurizzati, volo libero, ecc.) che potrebbero risultare pericolose per l’udito. In casi particolari potranno essere discusse con il paziente tecniche particolari per consentire la pratica di attività subacquee o di volo libero.
  • L’esposizione a rumori molto intensi dovrà essere evitata in quanto l’orecchio operato diviene più sensibile al rumore ed ai danni che questo provoca sull’organo dell’udito. I pazienti che svolgono la loro attività in ambienti rumorosi dovranno indossare protezioni acustiche efficaci.
  • Nei primi sei mesi dopo la stapedectomia, in caso di raffreddori o di stati infiammatori anche lievi dell’orecchio o delle vie respiratorie, sarà bene consultare immediatamente il proprio medico curante o lo specialista.
  • Dopo l’intervento è importante sottoporsi a periodici controlli dell’udito. Ciò è essenziale per aiutare lo specialista a valutare accuratamente i risultati dell’operazione e a consigliare il momento in cui l’altro orecchio, se ammalato, trarrà beneficio dall’intervento.

Ossiculoplastica

In alcune condizioni patologiche la perdita uditiva oltre ad essere provocata dalla perforazione della membrana timpanica è provocata dalla erosione di una parte o tutta la catena ossiculare. La ricostruzione della struttura di trasmissione del suono viene definita Ossiculoplastica. La ricostruzione della catena ossiculare si esegue rimodellando, quando ciò è possibile, i residui degli ossicini del paziente stesso in modo da ripristinare un collegamento tra la membrana timpanica ed i residui della staffa. Se non sono presenti ossicini utilizzabili si ricorre alla cartilagine del paziente oppure a protesi in Titanio. Le protesi in Titanio utilizzate per la ricostruzione sono definite TORP (total ossicular reconstruction prosthesis) se destinate a sostituire gran parte della catena ossiculare e sono indicate quando l’infezione ha distrutto la sovrastruttura della staffa di cui residua solo la base (la platina) o PORP (partial ossicular recontruction prosthesis) se è presente ed integra la staffa mentre sono assenti l’incudine (l’ossicino intermedio) e/o il martello.

Le tecniche di ossiculoplastica sono identiche nelle timpanoplastiche aperte e nelle timpanoplastiche chiuse. Esempio di ricostruzione in caso in cui si è verificata una interruzione della catena per erosione parziale dell’incudine e della staffa . In questo caso il residuo dell’incudine viene opportunamente modellato e inserito tra Manico del Martello e Platina Fig 1 oppure viene inserito fra Manico del Martello e Capitello della staffa se si presenta eroso solo una parte dell’incudine Fig 2

Residuo Incudine

  • Inserimento tra Martello e Platina
  • Inserimento tra Martello e capitello Staffa previo modellamento
  • Protesi im titanio

Impianti osteointegrati

Il sistema BAHA, impiegato originariamente nel trattamento di pazienti con sordità trasmissive, è oggi impiegato anche in pazienti che presentino dei deficit percettivi di media entità. Poiché il sistema sfrutta la conduzione per via ossea e non dipende dall’efficienza di trasmissione del sistema timpano ossiculare, i criteri di selezione audiologici dei pazienti si basano sulla soglia liminare tonale per via ossea del paziente:   Possono trarre giovamento dalla protesizzazione con BAHA i pazienti con:

  • ipoacusia trasmissiva o mista bilaterale
  • ipoacusia percettiva da un lato e trasmissiva o mista contro laterale
  • ipoacusia percettiva grave-profonda di un lato e mista o trasmissiva contro laterale
  • anacusia e orecchio contro laterale normale o con lieve ipoacusia percettiva e comunque pazienti con un gap via aerea-via ossea di almeno 30dB.

Timpanoplastica

Si intendono per timpanoplastiche (TPL) tutti quegli interventi aventi non solo lo scopo di rimuovere la patologia dall’ orecchio medio, ma anche di ricostruire la membrana Timpanica e la catena ossiculare allo scopo di migliorare la funzione uditiva.

La prima classificazione delle TPL:

  • TPL tipo I: miringoplastica ( Ricostruzione della membrana timpanica con catena intatta ed effettuazione di manovre per ottenere la liberazione o la mobilità della catena o la eliminazione di tasche.
  • TPL tipo II: Ricostruzione della Membrana timpanica e ricostruzione della catena ossiculare con interposizione di protesi o residui ossiculari modellati tra martello e staffa
  • TPL tipo III: Ricostruzione della Membrana Timpanica con ricostruzione della catena ossiculolare Con protesi parziale o totale ( casi con alterazione o assenza della sovrastruttura )
  • TPL tipo IV: applicazione del neotimpano sulla finestra ovale e protezione della finestra rotonda con platina mobile
  • TPL tipo VA: fenestrazione del canale semicircolare laterale
  • TPL tipo VB: platinectomia (in caso di platina fissa).

Drenaggi TransTimpanici

Le infezioni dell’orecchio medio, le otiti acute, sono di solito la conseguenza di un’infiammazione delle vie respiratorie superiori che si propaga attraverso la tuba di Eustachio. Sono molto più frequenti nel bambino e possono causare una sordità temporanea perché le effusioni catarrali, sierose, siero-mucose, mucoidi muco-purulente o purulente (se sopraggiunge contaminazione batterica) sostituiscono l’aria contenuta nell’orecchio medio ed interferiscono con i meccanismi di trasmissione del suono all’orecchio interno. Il trattamento medico è quasi sempre risolutivo sia dell’infezione che della sordità. In alcuni casi il ripetersi delle infezioni e la presenza di fattori predisponenti producono la cronicizzazione del processo infiammatorio, le effusioni si trasformano e divengono progressivamente più dense, la sordità che ne consegue peggiora e la malattia non risponde alla terapia medica. In questi casi si rende indispensabile il trattamento chirurgico. Questo consiste essenzialmente nell’applicazione dei tubi di ventilazione transtimpanici o drenaggi (DTT).
Quando il problema si manifesta nell’adulto, deve sempre essere esclusa la possibilità che un’otite media con effusioni sia il sintomo di malattie più gravi o di tumori che bloccano la pervietà della tuba di Eustachio e spesso lo specialista potrebbe consigliarvi di eseguire indagini diagnostiche più approfondite.

I tubi di Ventilazione Transtimpanici

Conosciuti come drenaggi transtimpanici o grommets) sono piccoli tubicini di materiale sintetico che si inseriscono nella membrana timpanica attraverso una piccola incisione. Il loro scopo è quello di aerare l’orecchio medio, consentire l’eliminazione di tutte le secrezioni, permettere la guarigione della mucosa infiammata ed ottenere il recupero della diminuzione di udito.

I D.T.T non curano le cause dell'otite

I D.T.T non curano le cause dell’otite ma prevengono l’ulteriore evoluzione e le complicazioni della malattia, evitano danni permanenti a carico della membrana timpanica e degli ossicini (sordità di trasmissione) e prevengono danni irreversibili a carico dell’orecchio interno (sordità neurosensoriale).

L’operazione dura pochi minuti e nel paziente adulto può essere effettuata in anestesia locale, iniettando una crema anestetica nel Condotto uditivo e successivamente una piccola quantità di anestetico (simile a quello utilizzato dal dentista per le cure dentarie) sulla membrana Timpanica
Nel bambino è necessaria un’anestesia generale e lo specialista deciderà se associare un intervento di adenoidectomia ed eventualmente di tonsillectomia nel caso in cui le adenoidi e le tonsille sono ipertrofiche e osturiscono la tuba non permettendo la aereazione dell’orecchio medio

I DTT non vengono rimossi, salvo casi molto rari, e rimangono in sede generalmente per un periodo variabile da 2 mesi fino a 1 anno. Entro tale periodo di tempo vengono generalmente espulsi spontaneamente dall’orecchio e la membrana timpanica si richiude.
Non causano disagio ma richiedono alcune attenzioni poichè non deve assolutamente entrare acqua nell’orecchio. Per tutto il tempo della loro permanenza dovrà essere evitata la pratica del nuoto sia al mare che in piscina. Per la doccia o il bagno potranno essere utilizzati appositi tappi in materiale sintetico per proteggere il condotto uditivo esterno.
Alla dimissione dopo l’intervento verranno fornite tutte le istruzioni valide per il decorso post-operatorio.

Rischi e complicazioni

Oltre ai comuni rischi dell’anestesia ed a quelli comuni a qualsiasi tipo di intervento, le complicazioni più frequenti dell’applicazione di tubi di ventilazione transtimpanici, con o senza adenoidectomia e tonsillectomia, sono i seguenti:

  • Infezione Queste sono molto rare e possono comunque essere facilmente controllate con antibiotici
  • Sordità E’ rarissimo che si abbia una sordità dopo tale tipo di intervento
  • Perforazione della Membrana Timpanica Con tale intervento si esegue una perforazione temporanea della membrana timpanica. Talvolta, quando il drenaggio (tubicino) viene espulso, la membrana timpanica non si chiude spontaneamente. In questi casi la perforazione potrà essere chiusa chirurgicamente in un secondo tempo.
Complicazioni

Le complicazioni di un’intervento di miringoplastica sono molto rare. Una riperforazione immediata è possibile in una percentuale molto bassa di pazienti mentre a distanza di tempo solo nuovi episodi infettivi (otite acuta) possono provocare una nuova perforazione anche in sede diversa da quella originaria. Il recupero uditivo può non avvenire od essere incompleto perchè esiti cicatriziali interferiscono con il normale movimento degli ossicini o perché il neotimpano ha spessore eccessivo. Tra i rarissimi rischi di una miringoplastica deve essere segnalata anche la possibilità di una sordità neurosensoriale irreversibile causata da una otite acuta con interessamento delle cellule cocleari dell’orecchio interno.

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